Dopo l’incendio nella fabbrica ad Avellino ora si teme per gli effetti della nube sulla città

Il prefetto ha diramato lo stato di emergenza. Il rogo ora è spento, al lavoro l’agenzia regionale per la protezione ambientale

Prima le esplosioni, poi l’incendio che si è sviluppato da una fabbrica di batterie automobilistiche nella zona industriale di Pianodardine, in provincia di Avellino. A prendere fuoco sarebbero stati contenitori in plastica che si trovavano all’interno dello stabilimento Igs. Le fiamme sono divampate all’ora di pranzo e dopo poco hanno coinvolto altri settori dell’azienda, minacciando anche uno stabilimento vicino che produce calcestruzzo e un distributore di carburanti. Sono arrivati circa cento vigili del fuoco che sono riusciti, dopo ore di intenso lavoro, a domare le fiamme. Nel frattempo il prefetto di Avellino, Maria Tirone, ha dichiarato lo stato di emergenza chiedendo ai cittadini di rimanere a casa: «L’incendio è molto grave – ha detto – ma grazie alla straordinaria abilità dei vigili del fuoco, è ora sotto controllo». Il sindaco Gianluca Festa ha invitato i suoi compaesani a tenere le finestre chiuse. Durante le operazioni di spegnimento, uno dei vigili del fuoco è rimasto vittima di un leggero malore ma si è ripreso subito. Le cause del rogo non sono chiare e la Procura di Avellino ha aperto un’inchiesta, per ora a carico di ignoti.

Il rischio ambientale

Dallo stabilimento si è sprigionata una densa nube nera che ha interessato una vasta area comprendente i 18 Comuni limitrofi. Per conoscere il livello di inquinamento della zona bisognerà aspettare la mattinata di domani. L’Arpac, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, ha attivato le centraline mobili in alcune zone particolarmente esposte. I sindaci di Avellino, Montefredane e Grottolella hanno disposto la chiusura delle scuole e dei mercati all’aperto. Altri sindaci potrebbero aggiungersi ai provvedimenti nelle prossime ore. Ad Avellino nel frattempo le strade sono deserte, l’area è pregna di un odore nausebondo e molti cittadini sono alla ricerca di mascherine che vengono acquistate in farmacia.

«Fin dai primi momenti dell'incendio che ha coinvolto un'azienda nel nucleo industriale di Avellino ho monitorato lo stato dell'arte – dice il sottosegretario Carlo Sibilia, giunto sul luogo dell'incendio - Sono stato in contatto con il Prefetto di Avellino e il comando provinciale e regionale dei vigili del fuoco, oltre che aggiornato in tempo reale su quanto emergeva dal comitato ordine e sicurezza ad hoc organizzato. L'incendio, in questo momento, è domato: per fortuna non ci sono stati morti né feriti. Aspetto fondamentale è il danno ambientale che sarà valutato alla luce delle comunicazioni dell'Arpac affinché si possa tutelare la salute dei cittadini in una zona, già di per sé profondamente complicata».


Lo sviluppo della quarta rivoluzione industriale

Nell’intervento “Industria 4.0: rischi e opportunità per la tutela e la sicurezza dei lavoratori”, a cura di M. Tronci (Università di Roma “La Sapienza”, Facoltà di ingegneria civile e industriale, Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale), L. Mercadante e P.Ricciardi (Inail, Direzione generale, Contarp), si ricorda che le innovazioni tecnologiche (ad esempio Internet of things, sistemi di automazione e di digitalizzazione della produzione, …) e i cambiamenti organizzativi del mondo produttivo “aprono un’importante finestra su nuovi modelli di organizzazione del lavoro e soluzioni di lavoro”; è la quarta rivoluzione industriale, “la sfida che il sistema Paese sta iniziando ad affrontare”.

E riguardo alle innovazioni di Industria 4.0 e alla smart factory (fabbrica intelligente) si fa riferimento ad un modo di fare industria “diverso e innovativo, che utilizza macchinari in grado di generare, immagazzinare dati e rielaborarli, creando una comunicazione digitale che corre in modalità wireless attraverso i diversi reparti dell’azienda, interconnettendoli in modo efficace e produttivo”.

In questo senso a livello mondiale si segnala che “l’industria sta ‘ripensando’ i propri processi e la propria organizzazione, preparandosi a cambiamenti radicali nella velocità, dimensione e imprevedibilità della produzione; nell’instaurarsi di nuovi rapporti tra gli enti di ricerca, l’istruzione superiore e il settore privato; nel nuovo modo di creare collegamenti tra imprese di grandi e piccole dimensioni; nella proposta di nuovi modelli aziendali e nuovi modelli di collaborazione a tutti i livelli dell’attività; nella necessità di acquisire competenze, nuove o aggiornate, parallelamente a nuovi modi di lavorare come ad esempio il ‘lavoro agile’, altrimenti detto smart working”.

E a questo proposito la Commissione europea ha in progetto di far partire “politiche per favorire un maggiore coordinamento tra i Paesi membri, con un piano che muoverà complessivamente 50 miliardi di euro fino al 2020 e che prevede una serie di misure, da realizzare su tutto il territorio comunitario, per coordinare il processo di digitalizzazione dell’industria e dei servizi ad essa collegati”.

Si ricorda poi che sono diversi gli ambiti principali “in cui si può ipotizzare uno sviluppo tecnologico della quarta rivoluzione industriale (Costantino et al., 2016):

- cloud manufacturing;

- broadband;

- big data and analytics;

- cybersecurity;

- additive manufacturing/3D printing;

- artificial intelligence/machine learning;

- advanced automation and autonomous robot;

- advanced human machine interface, wearable devices, augmented reality;

- simulation”.

L’impatto sul mondo del lavoro e sulla sicurezza

Riguardo all’impatto sul mondo del lavoro si sottolinea, come ricordato più volte anche dal nostro giornale, che Industria 4.0, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, “non è a priori né favorevole né sfavorevole”. E tutto dipenderà “dalle modalità con cui verranno sfruttate le sue opportunità”.

Se prevarrà un approccio attento anche alle esigenze di salute e di sicurezza dei lavoratori, “l’innovazione 4.0 comporterà notevoli vantaggi e miglioramenti per tutti”.

Se invece prevarrà “una visione puramente incentrata sugli aspetti economici, in un quadro non adeguatamente regolato, il rischio di un impatto negativo sulla salute dei lavoratori è invece possibile in diversi ambiti” (Tronci, 2018):

- “intensificazione del carico di lavoro,

- aumento dei vincoli organizzativi,

- sovraccarico informativo,

- spersonalizzazione con perdita del senso di appartenenza e di attaccamento al lavoro,

- difficoltà nella separazione tra vita privata e vita professionale”.

In particolare, si indica che nelle Fabbriche Intelligenti, “il ruolo dei dipendenti cambierà in maniera significativa in quanto il controllo sempre più in tempo reale trasformerà il contenuto del lavoro, i processi e l’ambiente di lavoro e l’implementazione di un diverso approccio socio-tecnico all’organizzazione del lavoro offrirà ai lavoratori l’opportunità di godere di maggiori responsabilità e migliorare lo sviluppo personale”.

Ripensare la tutela dei lavoratori: total safety management

Da questo punto di vista è inevitabile la necessità di “ripensare, e adeguare, la tutela dei lavoratori rispetto a nuove tecnologie e ambienti di lavoro che determineranno un’evoluzione in termini di modalità operative e rischi correlati, competenze e professionalità richieste; a mansioni ed occupazioni; al modo di lavorare, vecchio - già consolidato e strutturato - e nuovo, da esplorare”.

Senza dimenticare che mutano anche i rapporti di lavoro e le forme contrattuali.

E alcune “sono già in fase di rilevante diffusione come il lavoro agile, altre si stanno iniziando a diffondere. Invero si sta andando a velocità sostenuta verso un mondo interconnesso, nel quale molti lavori pesanti o ripetitivi saranno automatizzati e i computer collegati in rete e in cloud potranno supportare il lavoratore in compiti complessi mentre la produzione di beni e servizi si interfaccerà in tempo reale con le richieste di clienti ed utenti”.

In definitiva, ci si accosterà “sempre più a modelli organizzativo -gestionali e tecnico-operativi fondati su metodologie di processo innovative, quali il Total quality management, rinnovate o riadattate, quali il Lean manufacturing, il Total productive maintenance o il Just in time; in ogni caso metodologie e soluzioni organizzative caratteristiche di processi fortemente orientati alla produttività, in cui i lavoratori costituiscono il perno di processi e modi di produzione veloci, senza sprechi, di elevata efficienza e qualità”.

Ed in questo contesto è, dunque, importante “investire nello sviluppo di una strategia per il Safety 4.0 andando a identificare e mitigare i rischi inerenti allo smart manufacturing”.

Diventa necessario un approccio alla sicurezza “in una logica di Total safety management come ormai largamente evidenziato sia dai modelli dei sistemi di gestione per la sicurezza come lo standard ISO 45001:2018, sia dai modelli di eccellenza per il rating della sicurezza utilizzati per la valutazione delle imprese che partecipano ai premi per la salute e sicurezza”.

Anche perché, come conclude l’intervento, con Industria 4.0 “siamo di fronte ad un processo inevitabile e impossibile da fermare”. E se il futuro si sta già attuando, “occorre agire rapidamente per coglierne appieno le opportunità, limitando le conseguenze negative in uno scenario ancora largamente incompleto”.

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento che si sofferma anche su vari altri aspetti correlati alla quarta rivoluzione industriale e all’evoluzione tecnologica: le modifiche nell’organizzazione del lavoro, il fenomeno della iperconnettività, le conseguenze del tecnostress, la velocità dei cambiamenti, lo sviluppo della robotica, …


LA MANUTENZIONE 4.0

Secondo un recente rapportole nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1{c6e5de78b9c68266991e605066dcdb11e7a935d3e167d9c7e465360438581ef0} dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.  La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata:  per fare un esempio la possibilità di migliorare le proprie prestazioni sul lavoro utilizzando strumenti come i Google Glass. Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni. In definitiva la quarta rivoluzione industriale porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. 

Quale il ruolo della manutenzione? I processi di manutenzione si dovranno inserire ed integrare nel modo più efficace e costruttivo nel modello industriale 4.o.

Come si inseriscono ed integrano processi, strutture e servizi della manutenzione in questo contesto?

Quali sono le soluzioni tecnologiche disponibili per innovare i sistemi di manutenzione nelle aziende industriali e dei servizi?

Quali sono e saranno le nuove competenze richieste allo specialista di manutenzione?

Quale sarà l’impatto sulla manutenzione derivante da una digitalizzazione e automazione spinta, così come evocata dal modello Industria 4.0?

Sicuramente la tecnologia offre la possibilità di raccogliere molte informazioni: lo sviluppo della sensoristica (IoT) permette il monitoraggio in continuo di molte caratteristiche del processo produttivo, sia legate al prodotto sia legate al processo e quindi allo stato delle macchine. Siamo entrati nel campo del big data, termine usato per descrivere una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. Ciò può diventare un problema, dato dalla necessità di distinguere le informazioni utili da quelle inutili, i segnali forti dal rumore di fondo. In un recente convegno è stato evidenziato proprio questo aspetto, notando quanto non basti solo misurare tutto, ma farlo in modo efficace.

Un altro aspetto della Industria 4.0 è legato all’idea, al momento abbastanza utopica, della fabbrica automatica ed autonoma, senza operatori né manutentori: concetto non nuovo, già pensato da FIAT negli anni ’90, con la Fabbrica ad Alta Automazione. Il tempo ha dimostrato che il modello della fabbrica senza operai e che lavora a luci spente è ancora lontano, ma che il progresso fornisce sistemi sempre più evoluti, orientati in questa direzione.

La tecnologia avanza e tecniche o strumenti un tempo impensabili sono oggi di utilizzo comune: alcuni impianti si avviano e si arrestano in modo automatico, l’uso di telecamere e termocamere permette di monitorare il processo produttivo, i tablet sono sempre più diffusi, metodi di troubleshooting evoluti permettono di individuare rapidamente origini dei guasti e possibili soluzioni, sistemi a radio-frequenza permettono di raccogliere informazioni tecniche, i droni ispezionano zone inaccessibili o pericolose.

A questo punto la carta vincente non sarà la tecnologia, che chiunque può acquisire con facilità, ma la capacità di gestirla al meglio: la risorsa umana competente, con profonde conoscenze tecniche e gestionali, informatiche e statistiche, sarà la carta vincente di un’Azienda nella realtà 4.0. Gli strumenti sono quelli della formazione e della organizzazione, sia del personale interno che esterno (outsourcing).

Sistemi di qualificazione, secondo norme europee, e percorsi di formazione e  certificazione delle competenze avranno probabilmente un sempre maggiore sviluppo e valore strategico.


Saremo presenti a FARETE 4-5 settembre presso BolognaFiere

Vi aspettiamo per l'ottava edizione di FARETE i prossimi mercoledì 4 e giovedì 5 settembre presso BolognaFiere.

 

FARETE è il luogo dove le imprese si incontrano, una grande vetrina delle eccellenze produttive e dei servizi, un’occasione concreta per sviluppare opportunità di business e nuove relazioni professionali.

PER INFORMAZIONI: http://farete.confindustriaemilia.it


Grosso incendio al deposito Atm di Precotto a Milano, diversi mezzi dei pompieri sul posto

Grosso incendio al deposito Atm di Precotto a Milano, diversi mezzi dei pompieri sul posto

Un'altissima colonna di fumo nero e denso, infatti, si è levata in cielo, rendendosi visibile a chilometri di distanza.
Moltissime le segnalazioni in diversi quartieri a nord-est di Milano.
Sul posto i vigili del fuoco di Sesto San Giovanni e di Benedetto Marcello, con cinque mezzi, tra autopompe e autoscale, il 118, con un'ambulanza accorsa in via preventiva, e la polizia locale.

A fuoco il tetto di un capannone

Il fumo è stato visto dal quartiere Adriano, da Sesto San Giovanni e dalla zona di Precotto. A bruciare è stato il tetto di una struttura del deposito Atm di via Anassagora, 11. Per fortuna, nessuna persona è rimasta ferita a causa delle fiamme.

L'azienda dei trasporti milanese è al lavoro per individuare l'origine del rogo, che a un'ora dall'inizio dell'intervento dei pompieri risulta domato. A bruciare è stata la copertura in vetroresina di un capannone, sotto al quale vengono parcheggiati alcuni mezzi usati per la manutenzione.
La circolazione del tram 7, parzialmente interrotta per consentire le operazioni dei vigili del fuoco, è di nuovo regolare.


Grosso incendio in un'azienda agricola a Busseto, in fumo 500 rotoballe di fieno: danni per 1 milione di euro

Busseto, in fumo 500 rotoballe di fieno: danni per 1 milione di euro

Sul posto i Vigili del Fuoco con l'autopompa da Fidenza e l'autobotte da Parma: è crollato il tetto del portico. Il titolare Sidoli: "Sarà dura riprendersi.

Un grosso incendio si è sviluppato, nel pomeriggio di oggi, martedì 30 luglio all'interno dell'azienda agricola Buratta a Busseto. Le fiamme si sono sviluppate a partire all'interno del fienile: la colonna di fumo era visibili da chilometri di distanza. L'allarme è scattato verso le 17.30. Sul posto sono arrivati alcuni mezzi dei Vigili del Fuoco che hanno lavorato per cercare di spegnere l'incendio e riportare la situazione alla normalità. Sono arrivate in particolare un'autopompa da Fidenza, una squadra da Parma con l'autobotte. Sul posto anche i carabinieri di Busseto e la polizia Locale di Busseto. Secondo le prime informazioni sarebbero bruciate 500 rotoballe di fieno che si trovavano all'interno del fienile.

Nessuna conseguenza per le mucche, fortunatamente tutte in una stalla di fronte al fienile. Per precauzione trasferite (grazie all'aiuto dei dipendenti e degli agricoltori vicini) in un'area attigua lontana dal fumo

Il tetto del portico è crollato: secondo le prime stime i danni si aggirerebbero intorno al milione di euro. Il titolare Sidoli, colpito dal vasto incendio di oggi ha dichiarato: "Andiamo avanti da cinque generazioni, sarà dura riprendersi".


Incendio Faenza oggi, il rogo alla Lotras non è ancora spento.

Il sindaco Malpezzi rassicura: è sotto controllo, sarà domato in giornata. Arpae: "Valori all'interno dei limiti di legge"

 

Faenza, 10 agosto 2019 - I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per spegnere l'incendio scoppiato ieri in un magazzino della Lotras di Faenza(Ravenna), azienda di logistica specializzato nella movimentazione e nello stoccaggio di merci. In via Deruta sono andate a fuoco anche materie plastiche e, rassicura il sindaco Giovanni Malpezzi, il rogo non è ancora spento ma è ormai sotto controllo e dovrebbe essere definitivamente domato in giornata.

I pompieri questa mattina sono impegnati soprattutto nella zona del magazzinodove erano stipati prodotti in gomma vulcanizzata per auto che ovviamente continua a bruciare anche perché il tetto, in quella parte, dopo essere crollato in qualche modo favorisce la combustione. Lo spegnimento completo potrà essere effettuato nel momento in cui si riuscirà ad arrivare all'interno. E' per questo che una parte del capannone potrebbe essere demolito per far sì che il mezzo antincendio dell'aeroporto di Rimini che spara acqua a grande pressione possa accedere alla zona dove le fiamme ancora sono molto vive.

I primi rilievi dell’Arpae non mostravano ieri valori oltre i limiti di legge, ma i risultati su diossine e metalli arriveranno solo lunedì e su alcune zone della città sono caduti pezzi di plastica bruciata. Fa ancora paura la densa nube nera che ancora si leva, e proprio le conseguenze sull’aria sono fra gli aspetti che più preoccupano, non solo Faenza ma anche i comuni vicini, fra cui Forlì e Imola.  Il vento questa mattina spingeva la colonna verso Ravenna e tanti anche dal capoluogo cominciano a lamentarsi della puzza. Malpezzi ieri ha invitato i cittadini a chiudere le finestre, non uscire e soprattutto a non recarsi nella zona dell’incendio. Ha invitato anche i faentini a lavare con cura frutta e verdura provenienti dal territorio comunale.

Ecco invece il bollettino nuovo dell'Arpae, diffuso su Facebook dal Comune di Faenza: "I dati delle stazioni della rete di monitoraggio della qualità dell´aria più vicine all´incendio (Faenza, Imola e Forlì) del giorno 9 agosto non mostrano variazioni nei valori dei parametri rispetto ai giorni precedenti, tutti all'interno dei limiti di legge. L'ncendio è ancora in corso. Le condizioni meteo rimangono stabili, di alta pressione, con venti a regime di brezza".

Nello specifico, Arpae fa sapere che: "Nella stazione di Faenza - Parco Bertozzi il dato di PM10 di venerdì 9 è di 29 microgrammi/mc (contro i 26 e 24 dei due giorni precedenti; il limite di legge, da non superare per più di 35 giorni all'anno, è di di 50 microgrammi/mc). Il laboratorio mobile di Bagnacavallo rileva principalmente un innalzamento dei valori massimi di NOx (ossidi di azoto e loro miscele, ndr), riscontrabili soprattutto della mattinata. Non si evidenziano aumenti invece per benzene e monossido di carbonio. Sono in corso i campionamenti ripetuti e continui per la ricerca di diossine/furani, idrocarburi policiclici aromatici e metalli.Per i livelli di concentrazione da raggiungere, i tempi di campionamento devono essere di almeno 12 ore, a cui faranno seguito le analisi con strumentazione specifica per la ricerca dei microinquinanti organici e inorganici. Le condizioni meteo rimangono stabili, di alta pressione, con venti a regime di brezza".

Ora il lavoro più grosso sarà la raccolta delle acquee che i pompieri hanno usato per spegnere l'incendio finita nei canali di scolo assieme all'olio alimentare contenuto nel magazzino in fiamme: dovranno essere recuperate e depurate per non inquinare i terreni circostanti. Arpae specifica: "Si sta procedendo per la raccolta e corretta gestione".


Incendio Notre Dame 15 Aprile 2019

Da lunedì 15 aprile 2019 la città di Parigi non è più la stessa: un impressionante incendio ha devastato la Cattedrale di Notre Dame, capolavoro gotico e patrimonio dell'umanità Unesco, nonché uno dei luoghi simbolo della cristianità.

Notre Dame è il secondo monumento più visitato della capitale francese, dopo la Tour Eiffel e prima del Louvre, ed è la seconda chiesa più visitata d'Europa dopo la Basilica di San Pietro a Roma. La cattedrale, costruita tra ​​​​​​il 1163 e il 1344, non era mai stata colpita da un incendio prima d’ora, persino durante le due guerre mondiali, sebbene fosse stata depredata durante la Rivoluzione Francese.

Nessuno dimenticherà questo giorno tanto triste per la Francia e per il mondo intero, perché è stato sfigurato un simbolo della storia e della tradizione.

Sono circa le 18:50, non è ancora il tramonto ma il cielo rosseggia già, quando una colonna di fumo appare al centro dell'Ile de la Cité, l'isola nella Senna abitata sin da tempi remoti. A bruciare non è qualcosa nel cuore di Parigi ma il cuore stesso della città, uno dei suoi più famosi simboli.

Il cuore di tanti, già in pianto, si spezza completamente verso le 19:50, quando la guglia della cattedrale crolla lateralmente, con la croce che la sormonta, dopo essere stata preda per più di un'ora delle fiamme. Pochi minuti dopo, alle 20:11, crolla anche il tetto. Le fiamme poi si sono spostate verso l’interno e hanno intaccato una delle torri rettangolari.

Solo dopo ore di angoscia, intorno alle 2:25, i vigili del fuoco hanno annunciato che l’incendio era sotto controllo.

Lunghe ore di impotenza, durante le quali le fiamme divoravano le antiche e preziose strutture lignee della cattedrale che non sarà mai più quella di prima. Come ha spiegato il portavoce dei vigili del fuoco di Parigi, Gabriel Plus, il bilancio è drammatico: "L’intero tetto è danneggiato, l’intera struttura è distrutta, parte della volta è crollata, la guglia non esiste più".

Esclusi il movente criminale, l'atto vandalico o peggio ancora quello terroristico, stando ai vigili del fuoco le cause dell'incendio sarebbero legate ai lavori in corso e sarebbero quindi accidentali. Secondo i primi elementi dell’indagine le fiamme sono partite dall’impalcatura usata per i lavori di restauro partiti un anno fa e che dovevano andare avanti fino al 2022.

La struttura è complessivamente salva anche se pesantemente danneggiata. Gli arredi sacri e le opere d’arte conservate all'interno della cattedrale si sono per la maggior parte salvate. Si sono salvate anche sedici statue del tetto che erano state rimosse per essere restaurate solo pochi giorni prima, l'11 aprile. Le strutture in pietra sono state risparmiate anche se sono ancora in corso verifiche sulla loro stabilità.

Due oggetti estremamente importanti per i cattolici sono stati salvati: la tunica di San Luigi e la corona di spine di Cristo, quella che i soldati romani avrebbero posto sulla testa di Gesù prima della crocifissione. Riguardo le vetrate, alcune sono state danneggiate anche se bisogna attendere analisi più approfondite. Infine, sarebbe rimasta integra la cosiddetta Rose du Midi, il rosone principale risalente al 1260 e considerato una delle opere più preziose della cattedrale.

Tutto il mondo, e non solo la Francia, è sotto shock e piange per lo storico monumento.